Ambiente 

«Agosto di sangue per la fauna»: animalisti all’attacco della Giunta Bucci per cormorani e richiami vivi

Il Partito Animalista Italiano e l’Osservatorio Savonese Animalista accusano la Regione Liguria di avere ampliato ancora gli interventi sulla fauna selvatica, autorizzando l’abbattimento di 139 cormorani e l’impiego dei colombi domestici come richiami nella caccia al colombaccio. Gli animalisti richiamano inoltre gli abbattimenti programmati di diverse centinaia di caprioli, comprendenti maschi, femmine e giovani esemplari

Neppure la pausa estiva ferma lo scontro sulla gestione della fauna selvatica in Liguria. Il Partito Animalista Italiano e l’Osservatorio Savonese Animalista attaccano duramente la Giunta regionale guidata dal presidente Marco Bucci, accusandola di avere approvato in pieno agosto nuove misure destinate ad aumentare la pressione venatoria sugli animali.

Al centro della denuncia delle due associazioni ci sono il rinnovo del piano di abbattimento dei cormorani e l’autorizzazione all’utilizzo dei colombi domestici come richiami vivi nella caccia al colombaccio. Provvedimenti che, secondo gli animalisti, si aggiungono a un calendario venatorio regionale già particolarmente pesante.

L’Osservatorio Savonese Animalista e il PAI definiscono “crudele” la politica faunistica della Regione e contestano la decisione, che indicano come approvata all’unanimità dalla Giunta, di autorizzare un nuovo piano per l’uccisione di 139 cormorani. Le associazioni sottolineano che il contingente sarebbe superiore a quelli dei due anni precedenti, quando erano stati previsti rispettivamente 112 e 110 abbattimenti.

Secondo il Partito Animalista Italiano e l’Osservatorio, l’aumento del numero di cormorani interessati dal piano dimostrerebbe la volontà della Regione di continuare a privilegiare gli abbattimenti, anziché investire con maggiore decisione in prevenzione, monitoraggio scientifico e metodi non cruenti.

Le associazioni criticano anche la liberalizzazione dell’utilizzo dei colombi domestici come richiami nella caccia al colombaccio. In particolare, domandano quali controlli siano previsti sulla provenienza degli animali e sulle condizioni nelle quali saranno custoditi e impiegati durante le battute.

Nel comunicato, il PAI e l’Osservatorio Savonese Animalista evocano il rischio che i colombi possano essere tenuti al buio per lunghi periodi e successivamente collocati in piccole gabbie all’interno o nei pressi dei capanni da caccia. Si tratta di una ricostruzione e di interrogativi formulati dalle due organizzazioni, che chiedono alla Regione garanzie precise sul benessere, sulla tracciabilità e sulle modalità di utilizzo degli animali.

Le nuove decisioni, sostengono le associazioni, arriverebbero dopo l’approvazione di un calendario venatorio che consentirebbe l’uccisione di decine di migliaia di esemplari appartenenti a diverse specie. Nella loro nota, il Partito Animalista Italiano e l’Osservatorio ricordano le autorizzazioni riguardanti 5 mila storni, 350 esemplari complessivi tra cornacchie, gazze e ghiandaie, oltre a nutrie, caprioli e cinghiali.

Secondo le due organizzazioni, per nutrie e cinghiali non sarebbero previsti limiti numerici e, nel caso dei cinghiali, neppure temporali. Gli animalisti richiamano inoltre gli abbattimenti programmati di diverse centinaia di caprioli, comprendenti maschi, femmine e giovani esemplari.

Il quadro tracciato dal PAI e dall’Osservatorio è quello di una politica regionale concentrata soprattutto sulla definizione di contingenti, periodi di caccia e possibilità di prelievo. Le associazioni chiedono perché la stessa determinazione non venga impiegata per sviluppare sistemi di prevenzione, approfondire le conoscenze scientifiche e sperimentare soluzioni capaci di ridurre il ricorso alle uccisioni.

Per il Partito Animalista Italiano e l’Osservatorio Savonese Animalista, la fauna non può essere trattata come un “bersaglio amministrativo” o ridotta a un numero inserito in una tabella. Gli animali selvatici, sostengono le organizzazioni, sono esseri viventi e costituiscono una componente essenziale degli ecosistemi liguri.

La contestazione non riguarda quindi soltanto i singoli provvedimenti, ma il principio sul quale, secondo gli animalisti, sarebbe costruita l’intera gestione regionale. Le due organizzazioni ritengono che il dibattito non dovrebbe limitarsi a stabilire quanti animali sia possibile abbattere, ma dovrebbe partire dal numero di uccisioni che potrebbero essere evitate attraverso politiche differenti.

Il PAI e l’Osservatorio chiedono alla Giunta Bucci di cambiare impostazione e di attribuire maggiore importanza alla protezione degli habitat, alla raccolta dei dati, alla prevenzione dei danni e alla ricerca di metodi non cruenti. Secondo le associazioni, amministrare la fauna selvatica non significa soltanto autorizzare prelievi e ampliare le possibilità di caccia, ma anche conoscere gli equilibri naturali e intervenire senza considerare l’abbattimento come la soluzione principale.

È su questa capacità, concludono il Partito Animalista Italiano e l’Osservatorio Savonese Animalista, che una Regione dovrebbe misurare la qualità del proprio governo del territorio. Le due organizzazioni annunciano che continueranno a chiedere alla Liguria una politica faunistica capace di proteggere gli animali e di ridurre il più possibile il ricorso alle uccisioni.


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